Giorgio Poi + Girless con Urali @ Bronson, Ravenna

409

Con Giorgio Poi in line-up di sicuro non si sbaglia, e se poi ad aggiungersi sono anche Girless insieme ad Urali, due musicisti provenienti dalla scena folk locale, la serata può dirsi salva.
Sono loro gli ingredienti dell’intruglio portato sul palco del Bronson, locale di riferimento per il panorama indie romagnolo, dall’associazione Fu.ture Kulture.
Un cocktail ben riuscito, con un retrogusto piccante e allo stesso tempo un po’ nostalgico.

Ad unire questi tre artisti, che possono parere ad un primo approccio tanto inconciliabili, è il fil rouge dell’incanto verso la malinconia, che diverge fino a dipanarsi in due generi diversi, per Giorgio Poi l’indie nostalgico, mentre per Girless e Urali il folk.

Girless e Urali, legati da uno stretto rapporto di amicizia, sono esplosi sul palco in una perfetta fusione folk. Aiutandosi, alternandosi simmetricamente, hanno improvvisato un ‘duo mancato’ davvero potente e magnetico.
Se Girless definisce il suo folk ‘triste’, e Urali ‘folk apocalittico’, uniti su uno stesso palco sono qualcosa di incredibilmente triste e strappalacrime, insomma eccezionali.

La Romagna ha bisogno di musicisti come loro per farsi ricordare: in questo territorio si percepisce una latente fertilità musicale, stiamo per assistere al proliferarsi di una scena indie davanti ai nostri occhi, manca poco.

Salito sul palco Giorgio Poi, è stato accolto dal pubblico con una sincera simpatia e una timidezza da “ho ascoltato il tuo album mentre piangevo nella mia cameretta”. Inizia a suonare e si sentono tutti coinvolti, parte di quella festa illustrata nella copertina del nuovo album ‘Fa niente’. Album che non per nulla è stato nominato da Vox ‘album del mese’ di febbraio: visionario.

giorgio poi 2

Giorgio e i suoi compagni sono elettrici, pura sinergia: la musica parte da un polo per poi circolare tra i tre in dialogo triangolare assai voluttuoso.
Poi parte il piede, che segna il ritmo delle percussioni, che influenza anche la testa, che anche lei inizia a seguire il ritmo, finché non ci accorgiamo che stiamo ballando con tutto il nostro corpo, per nulla a tempo, ma completamente coinvolti e partecipi del momento.

È l’euforia della malinconia cantata da Giorgio a farci questo effetto, con i suoi acuti caratteristici, le basi psych pop molto intime e oniriche, che ci conducono alle danze per la mano.
Le parole sono sempre quelle giuste, in una serie di frasi ‘sbagliate’:

“Ti si fermano a metà tutte le parole
Che rimangono tra i denti
Chilometri di filo interdentale
Per potersi un po’ spiegare”. 

Giorgio ammette, al termine della serata, che pensa di aver raggiunto quella perfetta armonia con i suoi compagni, mentre quando è da solo si sente melodicamente ‘nudo’.
Se la Trinità esiste, essa ha senz’altro nel nome un avverbio temporale.

A cura di Francesca Faccani
Photo: Chiara Viola Donati

Commenti su Facebook
SHARE